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Casto si sviluppò presumibilmente come agglomerato di fucine e di case per coloro che si dedicavano alla lavorazione del ferro. Il nome trova probabilmente origine da Casticus, cioè castagno, oppure Castrum, accampamento romano. Posto alla confluenza di due torrenti, che discendono da Alone e Comero, vi si stabilirono delle officine siderurgiche, con casupole di legno. Proprio a protezione di queste case dagli incendi venne invocato S. Antonio Abate, al quale fu dedicata la chiesa parrocchiale. La zona conobbe quasi certamente popolazioni preistoriche sospinte da altre provenienti da sud. Un agglomerato preistorico si deve essere trasformato poi in castello di difesa. E’ opinione del Vaglia che il castello esistesse nella contrada di Famea, dove egli scrisse, << presso la casa ancora abitata dalla famiglia Freddi si possono individuare elementi dell’antica fortificazione >>. Nell’alto Medioevo il castello fu affidato alla famiglia Freddi che, fortificandolo e monopolizzandone la difesa in tempi difficili, finì con l’assorbire i diritti di tutti i membri della castellania.


Figura quasi leggendaria è quella di Oberto di Comero o di Savallo che, sulla fine del secolo XII, capitanò il partito popolare contro la nobiltà. Nel castello di Famea sarebbe stato preparato il piano che avrebbe portato alla riscossa il partito dei popolari, capeggiato da Mario da Palazzo e da suo fratello Giovanni, vescovo di Brescia, contro quello dei nobili e che, nell’agosto 1201, vide valsabbini e valtrumplini marciare su Brescia. La minaccia venne sventata dalla mediazione del vescovo. Nuovi contrasti si ripeterono in seguito e Oberto finì prigioniero.
Il castello, decaduto dopo la morte di Oberto, venne invaso e suddiviso dagli abitanti, che si appropriarono dei fortini e delle abitazioni trasformati nell’attuale contrada di Famea.
L’azione di Oberto si inquadra nel vasto cambiamento in atto in quei secoli. Proprio pochi anni dopo le varie vicinie si riunivano in Universitas, dando vita alle prime forme comunali, come nel caso dell’ Universitas Savallis e dell’ Universitas Perticae Vallis Sabii con la redazione di Statuti, come quelli della Pertica del 1382.

Il paese si affermò anche come luogo della lavorazione della lana e della seta alla quale si dedicarono facoltose famiglie come i De Benedictis, successivamente noti come i Montini.


Nel Catastico del 1609, quando la zona era saldamente in mano alla Serenissima repubblica veneta, il rettore Giovanni da Lezze conta 35 fucine per la lavorazione del ferro, concentrate a Casto e sul torrente della valle di Alone.
La tradizionale lavorazione dei metalli trova oggi la sua più significativa espressione in fonderie per materiali ferrosi e non ferrosi ( alluminio ed ottonami), lavorazioni artigianali del semilavorato quali maniglierie, lavorazione artistica dell’ottone, posaterie, pentolame, ecc.
Si segnala inoltre la presenza in Casto capoluogo di un antico mulino ad acqua del ‘500 tuttora funzionante oltre alla fucina “Zanetti” adibita a museo.

 

Non sono mancati uomini illustri, come il già citato Oberto da Savallo, il gesuita Padre Organtino Gnecchi Soldi (1532-1609) una delle figure più significative della prima evangelizzazione del Giappone durante la seconda metà del XVI secolo. Di Comero era Silvestro Antonio Moretti che partecipò come sottotenente alla rivoluzione giacobina bresciana e combatté sotto Napoleone e finì la sua vita nello Spielberg. Quella del Moretti è una delle figure più luminose e coerenti del Risorgimento italiano.

Un’altra personalità di spicco dell’epoca è Giovanni Battista Passerini (1793 - 1864), pensatore profondo, filosofo, secondo Benedetto Croce si deve a lui l’avvio della << serie di studi italiani >> sull’idealismo e su Hegel.

 

A Casto nacque nel 1911 Egidio Ariosto la cui vita fu tutta dedicata all’attività politica e culturale ricoprendo numerosissimi incarichi: deputato, senatore, sottosegretario e due volte ministro, è stato anche presidente del Vittoriale degli italiani. E’ morto a Roma nel 1998.

 

Nella frazione di Malpaga ha avuto i suoi natali il Cav. Luigi Lucchini (1919 – 2013), uno dei capitani d’industria più importanti d’Italia. Iniziò la sua vicenda imprenditoriale con l’azienda di famiglia posta a metà strada tra Casto e il fondovalle. Imprenditore , finanziere, uomo d’azione, è stato presidente dell’Associazione Industriale Bresciana e presidente della Confindustria e’ stato uno dei patriarchi dell’economia italiana a cui molti hanno guardato con autorevolezza.

 

A Comero , dove è nato nel 1933, mosse i sui primi passi da imprenditore Silvestro Niboli del Gruppo Fondital. Da una piccola azienda produttrice di componenti per lampadari, grazie ad uno spiccato intuito imprenditoriale e capacità ha dato vita a un gruppo industriale oggi leader a livello internazionale nel settore idrotermosanitario e nel riciclo dell’alluminio con molti stabilimenti produttivi presenti in Italia e all’estero.

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